Dietoterapia dell’obesità: l’utilità della misura del metabolismo basale

Uno dei più grossi ostacoli nella terapia dell’obesità è la scelta della giusta restrizione calorica. Una dieta troppo severa può risultare un’esperienza frustante e fallimentare. Allo stesso modo, una dieta troppo generosa darà dei risultati troppo blandi, rivelandosi un’esperienza deprimente e sconfortante. Questo problema può essere superato grazie alla calorimetria la quale ci permette di misurare il metabolismo basale e operare un intervento dietetico più mirato.

Un regime dietetico troppo drastico, per esempio con un apporto calorico inferiore del 20% rispetto al proprio valore di metabolismo basale, dopo solo circa tre settimane può determinarne infatti una sua riduzione importante.

Al contrario, La prescrizione di una dieta con un apporto calorico calibrato rispetto al dispendio energetico misurato nel soggetto evita invece tale riduzione. In questo modo, oltre che evitare l’adattamento metabolico e la compromissione della massa magra, si ottengono dei vantaggi notevoli a favore della compliance (adesione) dietologica.

L’obeso che viene trattato con apporti calorici normali incomincia a rapportarsi ad una normalità dietologica prendendo atto che eliminando l’eccesso di cibo, e solo l’eccesso, può iniziare a rientrare naturalmente verso i limiti del normopeso. Questa convinzione va supportata e rinforzata perché è spesso alla base del successo terapeutico.

Restrizioni caloriche eccessive possono portare anche ad un importante aumento del senso di fame. La prescrizione di un apporto calorico soddisfacente le richieste energetiche del metabolismo evita la fame biologica a tutto vantaggio del controllo alimentare.

Si perde peso perché si consuma con il movimento e non perché si priva l’organismo del suo fabbisogno. Si ottiene una prescrizione dietetica saziante che costituisce essa stessa una terapia educazionale e cognitiva. Si sfatano idee e pregiudizi riguardo la necessità di riduzioni drastiche per la perdita di peso. Ci si rapporta ad una normalità dietologica e non ci si sente diversi. Si intravvede quindi la possibilità di venirne fuori.

È possibile quindi riscopre il piacere di sapersi controllare per un periodo lungo superiore a tutti i tentativi precedenti. È proprio il tempo diventa il migliore alleato del programma di terapia dell’obesità, in quanto permette di modificare positivamente l’autocontrollo, l’autostima, la dipendenza emozioni-cibo e di modificare la composizione corporea a favore della massa magra attraverso una perdita di peso moderata ma costante.

Cattiva alimentazione: molti cibi spazzatura e pochi alimenti sani

Un nuovo studio,  fatto dal Global Burden of Disease e pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, dimostra che una morte su cinque al mondo è legata alla cattiva alimentazione: 11 milioni di decessi all’anno sono attribuibili al consumo eccessivo di zucchero, sale, carne, e scarsa assunzione di cereali integrali, ortaggi e verdure, frutta, frutta a guscio e semi.  Lo studio ha analizzato i dati in letteratura sulla mortalità dal 1990 al 2017, in relazione a 15  fattore di rischio (vedi tabella)

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La novità di questo studio è che per la prima volta viene analizzata la cattiva alimentazione, non solo in termini di cibo spazzatura e alimenti poco sani. Tradizionalmente il dibattito sulla corretta alimentazione si concentra sul ridurre il cibo poco salutare ma in questo studio è stato dimostrato che anche un basso consumo di cibi sani è un fattore di rischio per la nostra salute»

Quindi l’assenza nella dieta di un consumo adeguato di cereali integrali, legumi, verdure, ortaggi, frutta e pesce nuoce alla salute allo stesso modo di un consumo eccessivo di zucchero, sale e carne

La situazione in Italia

L’Italia è decima in classifica con un tasso di morte di 107,7 per 100mila individui e 97.821 decessi in un anno attribuibili alla cattiva alimentazione.  Il fattore di rischio principale per la mortalità da cibo in Italia -è lo scarso consumo di cereali integrali», cui sono attribuibili oltre 30 mila morti l’anno, seguito da eccessivo consumo di sale (oltre 18 mila morti), scarso consumo di semi e frutta secca (oltre 16 mila), scarso consumo di omega-3 (circa 12 mila) e di verdura, ortaggi e frutta (oltre 11 mila).

Questi dati confermano quanto già dimostrato da diversi studi epidemiologici: la Dieta Mediterranea rischia di diventare un bel ricordo, soprattutto nei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo

Bibliografia

Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990–2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017