L’acqua ricca di calcio fa venire i calcoli renali?

Esiste una diffusissima convinzione che il consumare abitualmente acque dure (ricche  in calcio) metta a repentaglio la nostra salute.  Sembrerebbe che preferire acque ricche di questo prezioso minerale possa essere la causa di dolorosissime coliche renali. Già perché il calcio contenuto nelle acque dure – in maniera analoga a quello che succede nella lavatrice non trattata con calfor – andrebbe a intasare il decorso delle vie urinarie e formando i calcoli.

Quindi per non aumentare il rischio di calcolosi (o litiasi) renale è meglio preferire acque povere in calcio?

Chiariamo subito che questa ipotesi ad oggi non ha trovato riscontro negli  studi scientifici. Al contrario, il calcio sciolto nelle acque che beviamo permette di soddisfare il fabbisogno di questo importante minerale, che in media è di 1.000 mg/die (sinu.it). Bere quindi un’acqua ricca in calcio è importantissimo soprattutto nei pazienti affetti da osteoporosi (come tante donne in fase post-menopausa) dove è necessaria una introduzione giornaliera di almeno 1.200 mg/die. Quindi, anche se non sono stati imposti in letteratura scientifica dei valori di riferimento,  un’acqua che contenga 50-200 mg per litro è certamente accettabile.

E con le coliche renali come la mettiamo?

Il rischio di calcolosi e quantità di calcio introdotta con la dieta.
Figura 1. Il rischio di calcolosi e quantità di calcio introdotta con la dieta. Adattato da Gary C. Curhan et al N Engl J Med. 1993 Mar 25;328(12):833-8

La convinzione che il consumare acque dure  favorisca la calcolosi renale nasce dal fatto che la maggior parte dei calcoli è costituita da ossalato di calcio, da lì l’idea (sbagliata) che un’acqua ricca di calcio possa favorire  la formazione di questo sale e quindi dei calcoli.  Una dieta ricca di calcio al contrario abbassa il rischio di sviluppare calcoli renali. Il calcio delle acque che beviamo, nell’intestino lega fortemente alcuni composti come l’ossalato che quindi non verranno  riassorbiti e saranno eliminati con le feci. Al contrario di quanto si possa ingenuamente pensare, consumare acque ricche in calcio riduce il rischio di sviluppare calcoli renali.  Queste conclusioni sono ben note da tempo, infatti già nel 1993, Gary C. Curhan, pubblicava sulla rivista The New England Journal of Medicine i risultati di un importante studio prospettico, condotto su una coorte di ben 45.619 uomini, dove andava a indagare il legame tra l’assunzione di calcio nella dieta e il rischio di calcoli renali. Dai risultati dello studio (figura 1) si è potuto giungere alla conclusione che consumare acqua  ricca in calcio, non è un fattore di rischio per la calcolosi renale, ma anzi ha un’azione protettiva.  Altri fattori protettivi per la calcolosi renale  risultano essere un buon livello di idratazione e l’assunzione di potassio. Rappresentano fattori di rischio il consumo eccessivo di proteine animali e l’alcol.   

Bibliografia

  1. MINERALI – Livello massimo tollerabile di assunzione (UL) e obiettivo nutrizionale per la popol1azione (SDT) (sinu.it)
  2. A Prospective Study of Dietary Calcium and Other Nutrients and the Risk of Symptomatic Kidney Stones | NEJM

 

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